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DECRESCITA IN-FELICE ? NO GRAZIE

DECRESCITA IN-FELICE ? NO GRAZIE

di Marcello Condini

E’ già dal 2013 che Beppe Grillo, il comico responsabile economico e politico del Movimento 5Stelle, e tutto lo stesso Movimento inneggia alla decrescita economica ritenendola preferibile alla crescita perché la decrescita del PIL avrebbe permesso  di mantenere il benessere e conseguentemente generare una maggiore felicità derivante da minori incombenze lavorative e maggiore serenità e tempo libero per una vita più sana e quindi più appagante.

La “decrescita felice” dell’economia  insieme all’”abolizione della povertà” mediante la creazione di un ceto stabile di sussidiati statali e all’”uno vale uno” che porta all’azzeramento delle competenze tecniche e specifiche ottenuto con lo studio e il superamento delle prove costituisce il pensiero portante del Movimento antipolitico dei 5 Stelle. Già con la crescita a zero del 2019, nonostante i proclami del Presidente Conte, ne avevamo provato i primi assaggi.

Se dunque la decrescita felice è sempre stato uno dei cavalli di battaglia ideologici del Movimento 5Stelle insieme all’anti-politica è all’interno di questo sistema ideologico che Conte si muove e nel quale cerca le risposte all’emergenza sanitaria indotta dal coronavirus inanellando continui errori sulla nostra pelle.

I risultati di questa politica di decostruzione politica ed economica cominciamo a vederli e a toccarli sulla nostra pelle con gli errori che l’Esecutivo inanella uno dopo l’altro, fin dal primo grosso errore iniziale.

Perché il problema della errata gestione della crisi sanitaria sorge all’inizio della pandemia quando cioè gli Italiani ancora non sapevano nulla se non qualche notizia di cronaca dalla Cina mentre sicuramente il Governo poteva certamente vantare alcune informative approfondite. Si perché un Presidente del Governo ha molte fonti di informazione a cominciare dai due Servizi di Informazione governativi, quello civile e quello Militare, che certamente avevano informato il Presidente Conte già da gennaio (ma forse anche prima anche se non sappiamo) del virus presente in Cina e dei pericoli che ne potevano emergere per il sistema Italia.

E con quelle informative, se fossero state prese sul serio e con la dovuta competenza già da gennaio, sarebbe bastato senza temporeggiare limitare già da quel momento le aggregazioni e gli incontri pubblici limitando i luoghi troppo affollati e le attività ludiche di incontro introducendo senza se e senza ma il distanziamento sociale e l’uso, per quanto possibile viste in quel momento le disponibilità, della mascherina obbligatoria. Così operando, molto prima dell’emergere degli effetti devastanti sulla società del virus e con norme sanitarie e di contenimento chiare, univoche e, specialmente, tempestive si sarebbero potute lasciare in funzione tutte o quasi tutte le attività industriali e manifatturiere, il comparto dei servizi e della distribuzione all’ingrosso limitando solo in parte il settore del dettaglio, degli eventi e del turismo. In questo modo alla ripartenza, cioè in questo periodo, le attività ricreative, congressuali, ristorative, alberghiere, turistiche, ecc. avrebbero risentito molto meno della fermata economica e dell’ansia creata nella popolazione, perché nel frattempo le altre categorie avrebbero potuto lavorare e specialmente non ci saremmo trovati di fronte ad un incubo: il PIL ridotto del 15%.

Perché con una tale riduzione dell’economia le conseguenze possono essere devastanti. Gli studi economici considerano che ci vorranno dai tre ai cinque anni per ritornare ad una economia come quella precedente ma si stima anche che alcune attività nel frattempo saranno definitivamente chiuse con le conseguenti disastrose conseguenze sulla disoccupazione e sull’impoverimento di certi territori che, purtroppo ancora una volta, saranno probabilmente al sud dove il tessuto economico è più fragile.

E così ora dobbiamo fare i conti oltre che con la crisi sanitaria anche con la crisi economica che toglie il sonno a molti imprenditori, commercianti, professionisti e in genere alle partite iva. Ma è qui che torna il problema: il Movimento 5Stelle di cui Conte è l’esponente di spicco nell’esecutivo è una forza politica che applicando le sue idee arriva ad impoverire ancora di più proprio il sud che lo aveva votato.

Ci sono i momenti del politically correct ed altri momenti in cui si debbono fare scelte certamente più difficili e spesso anche impopolari perché anticipando i tempi finiscono per essere incomprensibili ai più. E a posteriori devo dire che gli Italiani, come anche in altri momenti della storia recente, hanno impressionato positivamente molti in Europa per come hanno reagito con disponibilità, pazienza e responsabilità alla situazione e alle limitazioni imposte loro dall’Esecutivo.

Sapevamo di non avere statisti al Governo ma speravamo almeno di avere delle persone che sapessero leggere gli eventi e affrontare le scelte con la dovuta competenza e responsabilità, anticipando i tempi  come i ruoli impongono e avendo a cuore il Paese e tutti i suoi abitanti.

 

 

 

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