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Fiducia nei leader mondiali: pubblicato lo studio del nostro Istituto

Fiducia nei leader mondiali: pubblicato lo studio del nostro Istituto

Redazione
 
Da tempo tutte le più importanti consultazioni elettorali svoltesi nel mondo libero sembrano indicare sempre più uno slittamento verso destra, su idee sovraniste e populiste delle popolazioni. Ma cosa c’è alla base di questo mutamento nella percezione delle persone e nelle scelte che essa compie nella cabina elettorale?
Da tempo vengono pubblicati indici, analisi e statistiche che tentano di classificare il livello di gradimento dei Leader del mondo. Sebbene dal punto di vista pratico queste ricerche abbiano un impatto marginale, possono però permetterci di comprendere quale sia l’orientamento dominante dell’opinione pubblica mondiale e quali ne siano le ragioni.
Attraverso lo studio predisposto anche dall’Istituto Milton Friedman Insitute che è stato in grado di comporre i dati forniti da recentissimi rilievi statistici ci è stato possibile valutare il rapporto nella grande politica internazionale da un lato della crescente destra conservatrice e sovranista e dall’altro delle fazioni più liberali e globaliste.
Partendo dalla lettura dei dati forniti dal “Rating World Leaders: 2018, The U.S. vs. Germany, China and Russia” di Gallup International” (Tabella) emergono subito alcune riflessioni interessanti.

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Il primo dato che sicuramente colpisce l’attenzione dei lettori è quello che vede i leader globalisti vincere nella percezione generale nel mondo, ma che li vede sconfitti in casa propria. Le prime due colonne infatti dimostrano come i leader più popolari nel proprio Paese siano il cinese Xi Jin Ping, Vladimir Putin e Giuseppe Conte (per il quale non è stato comunque possibile avere un dato completamente attendibile stante la relativa novità del proprio insediamento). Gli stessi nel proprio Paese godono di un consenso quasi plebiscitario che però, a parte per il Presidente russo che si tiene sostanzialmente stabile, è del tutto invertito nella percezione mondiale. In egual misura i leader del globalismo, e l’esempio per eccellenza è rappresentato dal Presidente francese Macron, scontano uno scarsissimo consenso nel proprio Paese a fronte di un forte apprezzamento a livello mondiale. Una conclusione intuitiva non può che essere quella che ci porta a considerare come i leader della destra sovranista riescano a convincere le persone nel proprio Paese con politiche probabilmente impopolari all’estero proprio perché attuate in modo da rafforzare il proprio Paese a discapito di alcuni principi globalisti (libera circolazione delle persone, liberismo sfrenato, abbattimento delle frontiere) ormai considerati dall’opinione pubblica dannosi per l’economia nazionale. Al contrario i leader liberal globalisti persistendo nell’applicazione di politiche considerate ormai superate dai propri cittadini non possono non scontentare la propria base perdendone apprezzamento e fiducia.
Concentrando ora la nostra analisi sui singoli leader, sulla base della classifica definitiva sviluppata dal confronto di dati effettuata dall’Istituto Milton Friedman, possono essere evidenziati alcuni aspetti ulteriori utili a determinare quali siano le questioni fondamentali per l’opinione pubblica mondiale.
Il primo posto è saldamente in mano al Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping. Il leader cinese è riuscito a rafforzare il ruolo economico della Cina e ha aperto a limitate politiche sociali. Per questi motivi gode dei consensi più alti all’interno del proprio Paese ed è anche visto favorevolmente in molte aree del mondo grazie alla politica estera non ingerente di Pechino e alla crescente influenza umanitaria, culturale ed economica della Cina.
Il secondo posto se lo è aggiudicato il Presidente russo Vladimir Putin che riscontra una fiducia elevatissima tra i cittadini russi. L’alto livello dei consensi gli permette di concentrarsi sulla politica estera per incrementare l’influenza della Russia nel mondo. Nonostante possa essere considerato un leader della destra sovranista il Presidente russo mantiene un consenso particolarmente elevato anche nel resto del mondo. Tale aspetto è sicuramente attribuibile alle modalità pragmatiche e in ogni caso umano di approccio alla politica internazionale. A causa del venir meno del dominio degli ideali globalisti, della flessione del ruolo degli USA nella soluzione dei problemi internazionali e delle crescenti divergenze tra i Paesi occidentali, la Russia di Putin trova oggi nel mondo sempre nuovi partner e alleati. Ciò riguarda in modo particolare i Paesi dell’Unione Europea, dove gli euroscettici, che stanno rapidamente aumentando la propria popolarità, il più delle volte all’insegna di ideologie tradizionaliste o di stampo nazionalistico, stanno consolidando i legami e i rapporti di partenariato con la Russia.
Il terzo posto, come era prevedibile, è andato al Presidente USA Donald Trump, il quale, nonostante le resistenze alla propria politica interna da parte dell’establishment politico americano e malgrado un basso indice di gradimento che la sua politica internazionale riscontra nel mondo, rimane comunque il presidente di uno dei più potenti Stati della Terra e uno dei più amati nel proprio Paese. Proprio le politiche antiglobaliste e protezionistiche gli sono valse l’ingresso alla Casa Bianca.
Angela Merkel. Sul piano della politica interna la Cancelliera tedesca è ormai lontana dalla vetta. L’eccessivo europeismo e le politiche di compromesso con i socialdemocratici hanno stancato i cittadini tedeschi che adesso sembrano orientarsi verso soluzioni più nazionalistiche. Nonostante ciò resta ancora la Leader con il più alto tasso di gradimento nel mondo, considerata da tutti gli altri Paesi elemento di stabilità e garanzia di equilibrio. A ciò ha sicuramente contribuito la propria bilanciata politica estera. Persino nel contesto della crisi dei rapporti tra USA e Russia, la Germania cerca di mantenere la sua neutralità, evitando brusche decisioni che potrebbero peggiorare i rapporti con le parti di questo scontro.
Al quinto posto si è posizionato Emmanuel Macron. Campione delle posizioni del globalismo liberale e del rafforzamento delle strutture dell’Unione Europea, il Presidente francese è visto bene in parecchi Paesi ma sta scontando una grave crisi di consenso entro i confini nazionali. L’incapacità di dare risposte adeguate alle necessità sociali ed economiche della Francia, la continuità con le politiche globaliste considerate la principale causa di detti problemi hanno ridimensionato la popolarità del leader francese che al suo insediamento godeva di un consenso quasi plebiscitario.
Theresa May. Le posizioni della Premier britannica sono alquanto instabili sia all’interno del Paese, sia nel resto del mondo. In Gran Bretagna, reduce dallo scontro interno nel proprio stesso partito e dall’incapacità di apparire decisa su una linea per la Brexit, la May sta scontando un crollo di popolarità senza precedenti. Tutto ciò non va nemmeno a vantaggio della propria popolarità mondiale. La May rappresenta infatti all’estero la personificazione della fuoriuscita del Regno Unito dall’Ue e del conseguente abbandono del fronte globalista.
Giuseppe Conte. Il tempo passato dalla nomina di Conte è ancora insufficiente per avere una visione coerente del premier italiano nel contesto della sua politica e del ruolo dell’Italia nella soluzione dei problemi internazionali. Ciò nonostante Giuseppe Conte, insieme a Matteo Salvini e Luigi Di Maio, gode di ampia fiducia dei cittadini (l’indice di gradimento dei tre si attesta intorno al 60%). Ciò è sicuramente imputabile più alla percezione che ai risultati concreti raggiunti (che ancora non possono essere verificati).
Da quanto detto e dalla tabella che segue ne deriva che il segreto delle forze sovraniste che hanno scelto di conquistare i propri Paesi rinunciando ad essere ben visti nel mondo risiede nella capacità di dare risposte e ricette semplici per il proprio Paese e che possono essere attuate anche a scapito degli altri soprattutto in ambito economico.

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I leader sovranisti vengono infatti ormai considerati i soli in grado di risolvere le problematiche economiche e sociali che affliggono trasversalmente i rispettivi Paesi. Riscuotono altissimi tassi di gradimento e di fiducia in materia economica da parte delle persone comuni nel proprio Paese, nonostante lo scetticismo degli operatori economici. La decisione che dimostrano in campagna elettorale viene mantenuta anche poi in carica e, anche se questo può portare a farli considerare non politically correct dal resto del mondo, per i propri elettori questo aspetto viene considerato un sintomo di forza e di cura prima di tutto dell’interesse nazionale.
Ad oggi ciò che sono riusciti a fare i leader populisti è stato in sostanza la valorizzazione della propria base elettorale, dei propri cittadini, in un contesto mondiale in cui i nazionalismi sembravano vinti e in cui imperava un perbenismo e un globalismo mai pienamente accettato. È stata una scommessa vinta. Rinunciando al gradimento mondiale e lavorando esclusivamente sulla propria base elettorale sono riusciti a costruire un consenso che ne ha decretato il successo alle elezioni e che ne mantiene alto il gradimento anche in corso di carica. È chiaro che questa onda sovranista sia solo all’inizio e che se non verrà tradita dai propri stessi leader potrà durare il tempo necessario a un cambiamento generalizzato nella direzione e nei principi della politica internazionale.

 

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