ISRAELE, FIAMMA NIRENSTEIN: “CHI TIENE PER PACE E CIVILTÀ OGGI DEVE IMPARARE”

Chi tiene per la pace e per la civiltà, oggi deve imparare: ci sarà solo guerra e morte per la popolazione innocente, in Israele e altrove, se non si ristabilisce una fortissima deterrenza, in tutto il mondo, nei confronti del terrorismo e delle sue carneficine. Se l’Occidente sarà debole, Hamas, la Jihad, gli Hezbollah, l’Iran, i loro sostenitori ripeteranno, estenderanno la guerra, punteranno alla vittoria. Il Medio Oriente riprenderà la via della pace solo se Hamas sarà spazzata via e i suoi alleati messi al bando. Il ministro degli esteri iraniano giovedì è andato a Beirut, a trovare gli Hezbollah, incerti se attaccare. Forse funziona la minaccia di Biden che gliel’ha esplicitamente sconsigliato. Le piazze giordane ed egiziane sono inquiete, Erdogan di nuovo si esibisce da capo della Fratellanza Musulmana, Putin tace. Ma la sua tv intervista un leader di Hamas che sembra Göring, fiero delle repellenti azioni di pulizia etnica degli ebrei, senza replica. Questo fronte deve vedere Hamas in ginocchio, o l’attacco genocida che Israele ha fronteggiato da sola per prima, diventerà un ripetuto 11 di settembre per tutto il mondo giudaico cristiano. Di fronte al coro umanitario che cresce via via che i riservisti israeliani e i soldati di leva prendono posizione sul confine pronti a rischiare la vita entrando, è bene sia chiaro che il mondo chiede a Israele di vincere. Non ci sono trattative possibili. Non c’è futuro, non c’è vita altrimenti, e questo lo capisce anche un bambino. Se ci fosse bisogno di una conferma, le sirene hanno seguitato a urlare a Tel Aviv, a Rehovot e a Sderot facendo anche ieri distruzioni e feriti.

La guerra deve essere di tutti: questo vuol dire abbandonare i parametri scaduti, unirsi come si è fatto contro Daesh e Al Qaeda. I paradigmi di prudenza per cui anche Israele ha tenuto basso il conflitto sperando dal tempo di Oslo di placare i palestinesi con un accordo che disegni due stati per due popoli, sono una sciocchezza da cui tutta la politica europea deve allontanarsi adesso. Domani, dopo la vittoria, ne riparleremo. Lo scopo dei palestinesi, inclusi prima Arafat e poi Abu Mazen, è l’eliminazione di Israele: lo provano i rifiuti ripetuti di ogni larga profferta, e la furia belluina con cui questo terrorismo segue a quello che ormai ha settantacinque anni tortura qui la gente. Deve finire la terminologia ingannatrice: militanti, milizie, organizzazione, partito, Hamas è un gruppo come lsis, un pericolo mondiale da stroncare. Non sarà finito finché non sarà finito. Continua la tragedia delle 240 famiglie della zona di Sderot che non sanno ancora dove sono i loro cari, se sono vivi o morti, bambini, vecchi, ragazzini. Chiedono di intervenire le mamme, come quella che per un’ora sabato ha parlato al telefono con la figlia ferita e nascosta mentre le davano la caccia e poi sparita… e tanti genitori come lei. Disperati. Chiedono quando potranno almeno tornare a casa le famiglie sgomberate, i cittadini ammassati ai cimiteri per seppellire i resti dei loro cari, spesso irriconoscibili. Tutto questo denuncia una situazione in cui è richiesto un cambiamento strategico e psicologico che chiama all’appello l’Occidente.

Tutti sanno che Israele vorrebbe evitare di colpire i civili, ma nella guerra asimmetrica in cui rampe per missili, covi dei capi… tutto è nascosto fra la gente, è difficile. Eppure, non si può permettere che Hamas sopravviva. Solo Biden ha detto con la chiarezza che fa di nuovo degli USA il leader del mondo libero, che qualsiasi azione di autodifesa adesso, dopo che si è rivelata la nuova realtà, avrà l’appoggio dell’America. Anche l’Europa, deve trasformare il vero pacifismo, per esempio quello dei Patti di Abramo, sapendo che funziona solo quando non si sarà sotto il ricatto e la retorica dei jihadisti. Ed è ridicolo, dopo aver visto come la guerra è stata portata nei confini di Israele, a Beeri, Kfar Aviv, Sderot, Kissufim, seguitare a immaginare che il fuoco del contendere siano i cosiddetti “territori”. No, è la sovranità del popolo ebraico, la democrazia, la liberta delle donne, che i palestinesi non possono soffrire. L’Iran è la forza mondiale che li sostiene. Mentre fornisce droni a Putin. Quando uniremo i puntini?

Così sul suo blog Fiamma Nirenstein, ex Deputata, giornalista, scrittrice e membro del Comitato Scientifico dell’Istituto Milton Friedman.

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