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L’Italia e le proposte per uscire dal momento di profonda crisi.

L’Italia e le proposte per uscire dal momento di profonda crisi.

Di Marcello Condini

Ancora e sempre in Italia proporre liberalizzazioni è come evocare il male endemico del mondo. Eppure spesso si fa riferimento agli Stati Uniti americani o in genere ai paesi anglosassoni per attribuire a questi paesi una maggiore capacità di business conseguente ad una libertà di sistema che alla fine crea benessere e per questo attrae maggiormente i giovani talenti nazionali.

Ma nazionalizzare è un’idea che di continuo fa capolino in Italia, e riappare di solito quando ci si trova alla fine di un ciclo economico positivo e i politici, terminate le idee di principio che li hanno portati ad essere eletti, ripiegano verso politiche difensive dello status quo per rimanere al governo ingraziandosi con facilità le simpatie emotive dell’elettore. E così vediamo che, al di là della latitudine, in questo termine di legislatura si vuole far rientrare la nazionalizzazione di società e di intere filiere, da Alitalia, vero consumo di risorse senza fondo (ai contribuenti italiani costa netta 2milioni di euro per ogni giorno di apertura e finora è costata oltre 7,5miliardi di euro), alle multi utility così come le banche, che sono ormai nel programma politico di amministrazioni locali e nazionali, dalla Puglia a Torino passando per Roma.

Ma ora dobbiamo pensare alla ripartenza dell’economia dopo il Corona virus. E così, fra costose nazionalizzazioni e più o meno velate imposizioni autarchiche, la proposta economica che emerge da questo governo è quella di fare spesa pubblica mediante l’aumento, ancora una volta, del nostro debito pubblico e delle imposte.

E per giustificare queste scelte si va a scomodare niente di meno che uno dei maggiori economisti del ‘900 e cioè John Maynard Keynes, esponente di spicco del partito liberale inglese di inizio secolo scorso.

E’ Keynes infatti l’economista che, al termine della prima guerra mondiale e per tutto il ventennio fra i due conflitti, sosteneva la necessità dell’intervento statale per far ripartire l’economia e i consumi, a seguito di squilibri economici derivanti da eventi puntuali e di grande impatto come appunto una profonda depressione che segue ad una guerra. Tale intervento statale, affermava, doveva avvenire nel rispetto del pareggio di bilancio e fino a che non si ottenesse la ripartenza, e come politica di risanamento è assolutamente condivisibile per il momento storico particolare e fino a che non si sia riusciti ad ripartire.

Ma se è chiaro il pensiero Keynesiano nel suo principio il pensiero di un premier Conte ci sembra meno chiaro. Egli infatti si riferisce a Keynes solo per quanto riguarda il fare una maggiore spesa ma senza chiarirne i contenuti e cioè il fatto se la spesa debba essere produttiva e per quale ammontare e/o per quale tempo si intenda applicarla. Sembrano sfumature ma da chi ha introdotto un reddito di cittadinanza senza chiedere alcunché a fronte della corresponsione di un lauto sussidio che in certi territori allontana dal lavoro intere generazioni e comunità ci sembra doveroso che vengano chiariti tutti gli elementi di una proposta che segnerà il nostro destino per i prossimi decenni.

Il problema però, lo diciamo da tempo, è sempre legato alla qualità della spesa e non al fatto se questa sia pubblica o meno o fatta con maggiore o minore spesa o debito. E in Italia lo sappiamo bene infatti perché in questi anni di moneta forte e tassi bassi che garantivano una stabilità economica senza precedenti si è proceduto a dissipare tale vantaggiosa situazione a favore di politiche ideate per mero conteggio elettorale di bottega.

Come Fondazione Friedman sosteniamo come sia necessario procedere ad un intervento pubblico che abbia le seguenti caratteristiche

  • che preveda una strategia per la ripartenza finanziaria e una per la ripartenza economica
  • che sia tempestivo e senza indugi,
  • che sia immediatamente e temporaneamente eseguibile e sostenibile
  • che impegni grandi risorse fin dal primo istante
  • che miri a legare le risorse alla produzione nazionale e ai diversi territori che le sanno esprimere
  • che abbia i requisiti di certezza, sostenibilità e chiarezza immediata e nel tempo così da permettere una congrua programmazione

Per ottenere tali obiettivi evitando che la macchina statale si inceppi lungo la interminabile catena di verifiche burocratiche prima e giudiziarie poi a seguito dei diktat giustizialisti immancabili negli ultimi anni e per questo obiettivo noi come Fondazione Friedman riteniamo necessario:

  1. sopperire alle necessità urgenti di cassa fornendo quelle risorse necessarie alla ripartenza del ciclo finanziario (catena pagamento fornitori, produzione e incasso) che colmi non solo il periodo di sospensione dell’attività ma anche il ritardo nella ripartenza della filiera produttiva e della domanda mediante la concessione di strumenti finanziari che agevolino l’ingresso di nuovi partner finanziari nel capitale societario oltre che di facilitazione all’accesso al credito sia diretto che tramite garanzie statali;
  2. sopperire alla riduzione degli utili (o alla formazione di perdite) per l’anno 2020 e forse in parte anche nei successivi attraverso un abbassamento generalizzato delle imposte consentendo un risparmio che sia indirizzato verso consumi o investimenti nazionali cioè che permetta agli stessi contribuenti di procedere in tempo immediato alla spesa per ciò che ciascuno ritiene opportuno sia essa spesa corrente o investimento. Lo Stato dovrà quindi rinunciare alle sue entrate fiscali e coprendo pertanto per questo periodo la spesa (corrente o in conto capitale) con debito.

La riduzione del carico fiscale potrà ottenersi con estrema facilità per le attività produttive e per i loro occupati azzerando per un tempo fino ad un anno tutte le imposte personali e permetterà di erogare importi maggiori in busta paga così da permettere a chi non ha magari ottenuto lo stipendio o rischia il licenziamento di poter disporre di maggiori risorse economiche che potrà indirizzare verso la propria azienda o verso una maggiore spesa di consumo a condizione che tali risorse vengano reinvestite in spesa nazionale. L’azzeramento delle imposte societarie, condizionato al reinvestimento nel patrimonio sociale o a fronteggiare le perdite di periodo o in investimenti produttivi nazionali, permetterà di sopperire alla mancanza di guadagno per l’anno in corso in virtù del principio che nulla entra ma nemmeno nulla esce.

Indirizzare la spesa verso imprese e produttori territoriali e/o nazionali in questa fase è importante evitando di incorrere nei divieti e nelle regole imposte dai trattati e dai regolamenti europei. Su tale tema ci viene in soccorso quello strumento procedurale che risponde al nome di fattura elettronica introdotto non senza i sacrifici dei contribuenti italiani. Basterebbe infatti collegare lo sconto o il credito d’imposta esclusivamente alla emissione di una fatturazione elettronica nel quale sarà riempito un campo aggiuntivo da parte del venditore con un codice che identifichi il bene o il servizio compravenduto. Tale elemento viene elaborato direttamente dall’Agenzia delle Entrate che potrà così automaticamente e senza ulteriori costi verificare istantaneamente la validità della spesa e la sua idoneità alla riduzione fiscale, dando così la certezza al contribuente di non trovarsi un domani accertato e con il recupero dell’imposta.

Dunque come Fondazione Friedman sosteniamo la necessità in primo luogo di agire sulla finanza immediata dell’impresa cosa che è possibile solo spostando gli esborsi da un periodo ad un periodo successivo. Ma questo non risolve alcun problema successivo all’alimentazione del ciclo finanziario immediato e/o di medio periodo collegato alla chiusura e alla perdita di avviamento connessa alla fuoriuscita dalla filiera produttiva. E questo si risolve solo con una riduzione straordinaria del carico fiscale che vada a carico delle finanze pubbliche e che permetta di movimentare in brevissimo tempo grandi risorse a favore del consumo nazionale e senza incorrere nelle difficoltà, nei tempi e nei rischi della gestione pubblica di gare e/o bandi. E tramite la fattura elettronica lo stato potrà direttamente verificare tutto la legittimità del procedimento.

Pensiamo che questa sia la soluzione migliore che permetterebbe una nuova alba e specialmente un nuovo ottimismo da parte di tutto il ceto produttivo di questo paese per una ripartenza seria e duratura.

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