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PERCHÉ ALLONTANARCI DALLA RUSSIA CONVIENE AD ALTRI.  LA RAND CORPORATION NON FA I NOSTRI INTERESSI, MA FA BENE QUELLI DEGLI USA

PERCHÉ ALLONTANARCI DALLA RUSSIA CONVIENE AD ALTRI. LA RAND CORPORATION NON FA I NOSTRI INTERESSI, MA FA BENE QUELLI DEGLI USA

di Alessandro Bertoldi

La RAND Corporation è un think tank statunitense molto potente, il cui nome deriva dalla contrazione di “Research AND Development“. Fondata nel 1946 con il supporto finanziario del Dipartimento della Difesa statunitense, attualmente impiega presso le sue tre sedi oltre millecinquecento ricercatori.

Tale organizzazione, nella sua stessa presentazione (si veda la presentazione sul suo stesso sito), vanta di aver avuto un ruolo attivo in tutte le principali sfide geopolitiche del dopoguerra e di aver dato un fondamentale contribuito al contrasto dell’URSS durante la guerra fredda. Sull’argomento si richiamano le importantissime pubblicazioni “Long-Term Competition with the Soviets” del 1972 (https://www.rand.org/pubs/reports/R862.html) e “Notes on the Cuban Crisis” del 1962 (https://www.rand.org/pubs/documents/D10647.html) e nello specifico sul tema della corsa allo spazio, “The Satellite Rocket Vehicle” (https://www.rand.org/pubs/research_memoranda/RM567.html).

Dal 1992 è sbarcata in Europa, dove esercita la propria attività attraverso la RAND Europe a sua volta impegnatissima nel boicottaggio della Russia e delle relazioni internazionali che la stessa intrattiene con i Paesi europei.

Si possono a questo proposito, richiamare i report più recenti: “Russia’s Hostile Measures in Europe” (https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR1793.html) pubblicato nel 2019 e l’ultima pubblicazione di quest’anno “Understanding Russian Subversion”. Nel primo sia i termini utilizzati che le modalità espositive risultano estremamente aggressive e volutamente provocatorie. Già dalla lettura della prefazione questo appare in modo inequivocabile: «This report examines current Russian hostile measures in Europe and forecasts how Russia might threaten Europe over the near to medium term through activities that draw up short of the active use of lethal force. […] The key finding in this report is that there appears to be an inverse relationship between Russia’s means of influence and its ability to achieve its interests. Where it does have influence over actors, it tends not to be able to change policy significantly. This report examines three key regions of Europe: the Baltics; Southeastern Europe; and, briefly, the rest of Europe at large. For each region, we highlight Russian motives, opportunity, and means of influence».

Rand pubblica di continuo documenti e elaborati indirizzati ai decisori americani ed europei contenenti linee guida su come indebolire la Federazione Russa, considerata una dei principali competitor geopolitici degli Stati Uniti, in settori strategici quali energia, commercio, difesa, comunicazione, economia e politica in generale (tra gli altri: “What Provokes Putin’s Russia”- https://www.rand.org/pubs/perspectives/PE338.html, “Understanding Russian Intervention in Syria” – https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR3180.html, “Overextending and Unbalacing Russia” – https://www.rand.org/pubs/research_briefs/RB10014.html).

Tale attività, del tutto legittima da parte di una lobby dedita alla promozione degli interessi di una specifica nazione, si mostra al contempo rivelatrice delle motivazioni e delle tattiche che muovono l’azione politica degli Stati Uniti.

Da uno studio pubblicato recentemente (“Extending Russia – Competing from Advantageous Ground” – https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR3063.html)  si evince chiaramente quanto sia cruciale per gli interessi statunitensi che l’Unione europea e i suoi paesi membri peggiorino le relazioni con la Russia perseguendo una politica di isolamento economico, politico e ideologico della stessa (si riprende testualmente: «Sanctions can also limit Russia’s economic potential. To be effective, however, these need to be multilateral, involving (at a minimum) the European Union, which is Russia’s largest customer and greatest source of technology and capital, larger in all these respects than the United States»).

Una strategia del genere, se da un lato avvantaggia gli Stati Uniti, non è, al contempo, negli interessi di noi europei e italiani, che siamo tra i principali partner economici della Russia. In particolare,  nel settore energetico le relazioni russo-europee sono sempre state ottime, con un ottimo livello di soddisfazione da entrambe le parti. I gasdotti “Nord stream” e “Turkish stream”, notoriamente interessanti per il nostro Paese, consentirebbero di approvvigionare noi e gli europei di risorse energetiche essenziali a prezzi molto più competitivi rispetto a quelli proposti con soluzioni alternative, prima fra tutte il gas liquefatto che gli  Stati Uniti vorrebbero venderci.

Non si tratta però solo di settori strategici.

Tale politica di ostilità a un Paese a cui siamo legati da un rapporto di vicinato caratterizzato da storiche affinità culturali si mostra dannoso in tutti gli ambiti della nostra vita economica.

Il turismo russo in Italia, così come in Spagna e Francia, pesa moltissimo  ed incide positivamente sulla nostra economia.

Non si può, inoltre, non ricordare l’enorme quantità di prodotti che vengono esportati ogni anno a Mosca. A questo proposito, le sanzioni che la Ue ci ha obbligato a imporre alla Russia hanno causato un gravissimo danno economico al nostro mercato comune quantificabile in oltre 100 miliardi di euro soltanto nel 2015.

Il tutto, per altro, principalmente a nostro discapito, considerato che la Russia, seppur economicamente indebolita, ha iniziato a guardare con maggiore interesse alla Cina quale nuovo partner strategico.

Questa politica di scontro economico frontale con la Russia, proprio per le sue conseguenze, è stata apertamente osteggiata in patria dalla totalità del mondo economico (https://www.ilgiornale.it/news/politica/salvini-vola-russia-confindustria-spera-nella-fine-delle-1588709.html)  e da quasi tutte le forze politiche (di recente sul rifiuto di un allargamento delle sanzioni: https://www.lastampa.it/esteri/2018/04/17/news/sanzioni-alla-russia-l-europa-si-divide-l-italia-schierata-con-il-fronte-del-no-1.34006352), ma ci è stata imposta attraverso l’Unione Europea in virtù di un non meglio precisato dovere internazionale.

Non solo economia.

I nostri rapporti con la Russia rivelano anche una profonda amicizia.

Sono ancora vive nella memoria storica dei messinesi le immagini dei marinai russi che prestarono, per primi, soccorso alla città dello stretto all’indomani del tragico terremoto del 28 dicembre 1908 (https://rg.ru/2018/12/28/rodina-messina-foto.html). E anche oggi, proprio in questi giorni di difficoltà, gli aiuti russi per l’Italia nella lotta al COVID-19 sono stati energici, sostanziosi e tempestivi, e hanno indotto, in una sorta di rincorsa, anche altri nostri partner a sostenerci. Infatti, soltanto dopo la Russia, anche Cuba, Albania e ora Stati Uniti e Turchia stanno inviando importanti aiuti all’Italia. La gratitudine dell’Italia è stata ben espressa dal Ministro degli Affari Esteri Di Maio (https://www.ansa.it/sito/videogallery/italia/2020/03/23/coronavirus-di-maio-grazie-russia-litalia-non-sola_4bcfbf48-f2e3-4356-9bb4-0eb1930ed580.html)

Siamo certi che se non ci fosse stata questa grande dimostrazione di solidarietà innescata dalla Russia, molti si sarebbero voltati dall’altra parte, come ancora sembra fare l’Unione Europea completamente incapace di dimostrarsi solidale verso i propri stessi paesi più colpiti.

In quest’ottica strategica, ben esplicitata nelle ricerche pubblicate dalla RAND, va quindi riletta la polemica innescata in questi giorni proprio sul tema degli aiuti russi all’Italia, fatta di bugie e provocazioni. Ancora una volta è in corso un tentativo di destabilizzare le nostre relazioni, contro i nostri interessi nazionali e a vantaggio di altri.

Questo modus operandi da parte degli Stati Uniti è stato oggetto di una critica feroce anche in patria. La politica aggressiva nei confronti della Russia sono stati commentati pesantemente anche dall’analista statunitense Bruce Gagnon che ha evidenziato gli effetti controproducenti della politica portata avanti da gli USA (https://sfbayview.com/2020/03/can-covid-19-take-down-nato/)

L’Italia e l’Unione Europea dovrebbero essere capaci di sottrarsi a questo gioco nel quale rivestono il ruolo di mero strumento di pressione indiretta alla Russia e che non ha prodotto risultati se non l’indebolimento del “Vecchio continente”.

Bisogna auspicare che questa crisi globale che stiamo affrontando possa portare con sé degli esiti positivi in ottica strategica.

È assolutamente necessaria una definitiva presa di coscienza che l’Italia tanto più è indipendente nelle sue scelte chiave, tanto più è avvantaggiata sul piano economico e geopolitico potendo tornare, una volta per tutte, a occuparsi dei propri sacrosanti interessi nazionali. Così come, giustamente senza pudore, fanno gli Stati Uniti e i Paesi più ricchi dell’Unione europea.

Il nostro Paese, specialmente quando sarà superata la crisi sanitaria e si dovranno affrontare le conseguenze economiche, non potrà più assolutamente permettersi di soggiacere a linee guida dettate, neanche da stati alleati, ma da gruppi privati, come la RAND, che non tengono in alcun conto i nostri reali interessi geopolitici, strategici ed economici e che addirittura si lanciano in illazioni, secondo le quali perfino gli aiuti umanitari russi ai Paesi in difficoltà rappresenterebbero uno strumento per destabilizzare il mondo (https://www.rand.org/blog/2020/04/economic-consequences-of-covid-19-in-the-middle-east.html).

Non è più accettabile che RAND sia partecipe delle decisioni europee. L’Europa e l’Italia devono riscoprirsi indipendenti e avviare quel processo ricostruttivo di un rapporto equilibrato e proficuo con i nostri vicini, in una prospettiva di superamento comune della congiuntura economia e sociale in corso.

Alessandro Bertoldi

Direttore  Esecutivo

Istituto Milton Friedman Institute

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