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Liberi di scegliere

Milton Friedman è stato un personaggio straordinario. La sua dirompente capacità comunicativa e la sua chiarezza di pensiero lo hanno proiettato nelle case di milioni di americani, non limitandolo quindi ad essere un semplice accademico. Ciò che si vuole fare in questo volume è, attraverso le sue parole, consentire al lettore, anche non economista, di prendere diretto contatto con la potenza del suo pensiero e delle sue proposte.

La libertà è un valore che forse ai giorni nostri troppe volte viene sottovalutato o frainteso, ma che permea la nostra vita e ci ha consentito di arrivare al livello di relativo benessere in cui siamo oggi. Friedman non rinuncia mai a ricordarcelo. Ma ancor di più per Friedman è la capacità dell’uomo e la sua voglia di mettersi in gioco che ci ha consentito di crescere economicamente e socialmente. Sotto questo aspetto Friedman può anche essere considerato un umanista, un pensatore che mette al centro l’uomo come individuo esaltandone le potenzialità e le qualità.

Per dare uno spaccato sul modo di pensare di Friedman si vuole riportare, qui di seguito, un estratto della trasmissione Free to choose del 1990 in cui Friedman parla dell’importanza del rischio e delle scommesse per la nostra società.

Da una sala di un casinò di Las Vegas, un Friedman che osserva i giocatori commenta: «Quando la serata è iniziata, tutti i giocatori avevano più o meno lo stesso numero di fiches. Adesso che la serata è andata avanti e hanno giocato, sicuramente non è più così. Qualcuno ha vinto, qualcuno ha perso. A fine serata alcuni avranno una montagna di fiches, altri ne avranno pochissime. Ci saranno grandi vincitori e grandi perdenti. Sarebbe giusto nel nome dell’egualitarismo che le vincite venissero ridistribuite ai perdenti, così che tutti finiscano la serata come hanno iniziato? Così facendo si annullerebbe tutto il divertimento del gioco. Nemmeno ai perdenti piacerebbe. Magari questa sera sì, ma tornerebbero a giocare se sapessero che qualsiasi cosa succeda alla fine tornerebbero a casa esattamente con quanto avevano all’inizio? Ma cosa ha a che fare Las Vegas con il mondo reale? Molto di più di quello che possiate immaginare. Ogni giorno, tutti noi prendiamo decisioni che sono come delle scommesse, ogni tanto sono grandi, come quando decidiamo che lavoro fare o chi sposare. Più spesso, però sono piccole scommesse, come quando decidiamo se attraversare la strada sfidando il traffico oppure no. Ogni volta però la domanda da farsi è: chi deve prendere queste decisioni, noi o qualcun altro per noi? Noi possiamo prendere decisioni solo se ponderiamo le conseguenze. Così funziona anche il nostro sistema economico che ha trasformato la nostra società negli ultimi secoli. Questo è ciò che ha dato a Henry Ford, a Thomas Alva Edison, a Christian Barnard l’incentivo a creare quei miracoli di cui abbiamo beneficiato tutti. È ciò che ha dato alle altre persone l’incentivo a finanziare i loro progetti. Sicuramente ci sono state moltissime persone che hanno perso le loro scommesse. Ovviamente non ricordiamo i loro nomi, ma sono persone che hanno affrontato la sfida con consapevolezza e, vincitori o sconfitti, noi come società abbiamo beneficiato della loro voglia di accettare la sfida».

Cifre reali e conti corretti sulla spesa degli italiani nel gioco d’azzardo

A seguito dei numerosi dati statistici comparsi nel corso degli ultimi mesi ed anni in particolare sui media generalisti, l’Istituto Milton Friedman Institute si è proposto di fare ordine e chiarezza dando una lettura imparziale dei dati economici riguardanti la raccolta dei proventi del gioco d’azzardo lecito e della corrispondente spesa degli Italiani, in particolare per quanto riguarda Slot-machine e Video-lottery. Queste ultime due sono infatti i segmenti di mercato sempre più soggetti a restrizioni e nel mirino dei movimenti proibizionisti. 
In questi anni, in maniera decisamente qualunquista, si è ipotizzata una spesa complessiva degli italiani per il gioco d’azzardo di oltre 95 miliardi di euro.
Nulla di più falso!
Cercando di semplificare: i 95 miliardi considerati da tali stime riguardano sia il giocato e che il rigiocato, che in realtà si autoalimenta con le vincite. La spesa reale degli italiani, ovvero i soldi che escono dalle tasche, per tutte le tipologie di giochi è in realtà di 19 miliardi, dei quali circa la metà, il 51%, poco più di 9 miliardi euro, vengono spesi in Slot-machine e Video-lottery. Al fine di ottenere il dato procapite, tale somma è stata divisa per il numero di potenziali utenti: circa 46 milioni di cittadini italiani maggiorenni più 4 milioni di residenti stranieri maggiorenni. 
Il risultato è di 196 € procapite, che è una cifra ben lontana dai 1583 € prospettati dai media generalisti. Parliamo di una spesa reale di appena 0,54 € al giorno, la metà del costo di una tazzina di caffè, a fronte di una cifra ipotizzata di quattro volte superiore, 2,10€ al giorno. Questa spiegazione suffragata dai dati (vedasi allegato pag.1), illustra bene attraverso un immagine più che suggestiva a che punto sia arrivata la disinformazione su questo tema in Italia.
Attraverso i grafici allegati (pag.2) abbiamo voluto mettere a confronto i 0,54 € spesi dagli italiani al giorno per Slot e Vlt con le spese giornaliere medie per altri beni di consumo, considerati vizi, quali le sigarette 4,70€, i caffè 0,96€; ciò al fine di dare un’indicazione sulla scarsa incidenza del gioco d’azzardo sul portafoglio degli italiani.
Se consideriamo infine che i fumatori acquistano mediamente un pacchetto di sigarette al giorno e che gli italiani bevono in media 1,6 caffè al giorno, comprendiamo la reale incidenza della spesa pro capite giornaliera in slot e vlt.
Ancora una volta auspichiamo di aver dato un contributo di informazione corretta utile alla lotta contro ogni forma di proibizionismo e alla disinformazione, entrambi grandi alleati dell’illegalità e della criminalità organizzata.


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Tra riforma del fisco e Flat Tax: prospettive di applicazione in Italia

La campagna elettorale che in Italia ci ha portato alle elezioni politiche del 4 marzo 2018 ha riportato al centro del dibattito politico la possibile introduzione in Italia della cosiddetta Flat tax, o tassazione ad aliquota unica.
Tale proposta è stata messa al centro del programma della coalizione di centrodestra che propone un’aliquota fissa per le imposte sui redditi delle persone fisiche e delle imprese compresa tra il 15% e il 23%. Tale misura ha l’obbiettivo dichiarato di combattere l’evasione fiscale e rilanciare l’economia e la crescita, attraverso il complessivo abbassamento dell’imposizione e la semplificazione del sistema fiscale.
Da tempo il nostro Istituto coduce una battaglia su più livelli affinché anche in Italia così come in altri Paesi, in particolare dell’Est Europa, che dopo l’introduzione dell’aliquota unica hanno conosciuto livelli di crescita straordinari, si arrivi all’adozione di questo sistema di tassazione.
Il dibattito che è sorto indipendentemente da chi lo ha aperto è però per noi un’occasione unica per riprendere le redini di un tema che il dibattito politico e le forze liberali e liberiste in particolare sembravano, dall’inizio del millennio, aver dimenticato.
La crisi che l’Italia sta affrontando, caratterizzata dalla stagnazione e dalla disoccupazione è, a nostro avviso, quasi integralmente da imputare alle gravi carenze e all’eccessivo peso del sistema fiscale esistente nel nostro Paese, un sistema che grava sui cittadini sia a causa dell’elevatissimo prelievo che dell’eccessiva burocrazia.
Usando una metafora potremmo dire che il ruolo della tassazione soprattutto nel mondo delle imprese è come uno zaino per un escursionista. Uno zaino può essere utile durante un’escursione, per conservare comodamente acqua e merenda. Quando diventa troppo pesante, però, smette di essere utile e ci impedisce di raggiungere la meta. Analogamente, la tassazione in Italia è diventata uno zaino troppo pesante per le aziende e i lavoratori. Immaginate se i vostri compagni di escursione portassero zaini più leggeri (Paesi con tassazione più bassa come l’Irlanda, l’Olanda o la Spagna). Ovviamente, voi sareste svantaggiati e lasciati indietro. Uno Stato più efficiente può garantire gli stessi servizi ai cittadini, esigendo meno tasse.
Il nostro auspicio è quindi che chiunque sia in grado di formare un governo stabile possa avere il coraggio di mettere mano al sistema fiscale italiano, riformandolo radicalmente e adottando quei modelli liberisti che hanno dimostrato la loro potenzialità in questi anni, in Paesi a noi vicini, e che potrebbero liberare l’Italia dal giogo di una tassazione decisamente sproporzionata.
Il testo usa volutamente un linguaggio e una struttura il più semplice possibile in modo tale da consentire anche a lettori non esperti la comprensione dei punti cardine della nostra proposta.


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Milton Friedman e il libero mercato



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